
UN PIU’ AMPIO SENTIERO NEL PARCO… (dedicato ad ogni Essere perseguitato…)
Tutto ciò che è stato alterato.
Possiamo guardare – infatti – increduli la ‘forma’ che ci appartiene da sempre mentre si ritira trascinando la barba incolta: la tunica quale bianco mantello, la roccia pelle sofferente che sporge dalle linee incostanti di un lento divenire tramutate in precoce invecchiamento.
Il simulacro di una visione antica.
È la vita.
Ho guardato a lungo quel ghiaccio prima e dopo.
Gli ultimi viaggi rendono alla memoria l’immagine immortale.

Ho perso l’idea della parola, quella che mi aveva concesso di esprimere l’orrore e l’arroganza degli uomini. Loro per ultimi mi dovevano punire per ciò che avevano barattato e venduto come vita. La falsa immagine di essa li trascina verso una smorfia beffarda di disprezzo mentre guardano l’improvvisa morte. Le ingiurie accompagnate da più nobile veleno le sento ancora quando elevo lo spirito eterno, mentre la simmetria primordiale mi conduce a quelle forme ideali di cui stanno distruggendo l’Infinita Poesia del segreto disegno.
Un patto troppo antico e primitivo per essere appena compreso!

Con Gregorio parlai alcune volte al cospetto della Natura che si erge dal mare sino alla più alta cima del monte sacro ad ogni dio e il suo elemento. Gli dèi che mi circondano mi implorano una antica perseguitata ‘preghiera’, assolvo e benedico ogni loro terrore divenuto desiderio di vendetta avverso a quell’uomo il quale semina veleno come il concime migliore sino alla più altra strofa del cielo che impreca dolore!
Il declinare della luce cospargeva di pulviscolo dorato il cielo, sulle distese degli olivi una mescolanza, un’attesa. C’era come una sospensione, tra quello che era stato e quello che non era più.
Mi confidavo.
Parlai di Odisseo: nel suo peregrinare l’eroe compiva un’ellisse, tornava all’origine, l’approdo all’isola di pietra era il punto dove tutto è sospeso.
L’eterno, inesorabile ritorno.
Pareva ascoltarmi. Invece mi si rivolse sospettoso, anzi, irato.
‘Le tue fantasie ti porteranno nel luogo dov’è pianto e stridore di denti’, sentenziò, con voce dove lottavano comprensione e intolleranza.
Il suo compito era smascherare il serpente che, senza che me ne fossi avveduto, s’era insinuato in me: un raduno di volontà occulte, dèmoni avversi che sulla mia fronte riflettevano il sigillo della Bestia.
Per questo avrei trasgredito, tramato, rifiutato.
C’era tutto l’esecrabile nell’incandescenza del mio sguardo: L’APOSTASIA.
(L. Desiato, Giuliano & Giuliano l’Apostata)

Forse c’è una sostanziale diversa veduta di opinioni circa il nostro e loro Dio, e come tradotta la pecunia ben pascolata in uno stretto recinto; sicché sussiste differenza fra il nostro Essere pastore di un diverso gregge animato da antiche coraggiose fiere, e chi invece, non comprendendo l’antico patto di Natura conferito da Dio in persona, coltiva una diversa ipocrisia in nome e per conto del dio di mammona; giacché il Verbo ne contempla una diversa preghiera, un diverso usufrutto nello sfruttamento imposto da uno strano dio.
I processi agli antichi pastori (pagani) ci suggeriscono, ed in qual medesimo tempo rimembrano, non solo la celebrazione della Storia del loro Dio, ma anche e soprattutto, la limitata comprensione del ruolo stesso con cui il divino partecipa all’Arte evolutiva della divorata pecunia, da cui il difensore nonché custode del gregge cerca di difenderne il privilegio della celebrata interpretazione confondendo povertà e ricchezza, libertà e ragione, natura ed intelletto.

Quindi Signore e Signori, vorrei portarvi per qualche istante nella regione di Nassau, nella zona intorno a Dillenburg, Herborn e alcuni villaggi situati ai margini orientali del Westerwald. Più precisamente: prima ai pascoli e poi ai villaggi. Lì incontreremo una professione che ‘si occupa di ogni sorta di benedizione’, come si diceva un tempo. Si tratta dei mandriani, o – per dirla in modo un po’ più diretto – dei precursori dei veterinari odierni.
In questa regione altrimenti piuttosto povera, non solo si prendono cura del numeroso bestiame e dei cavalli, ma curano anche gli animali malati con rimedi erboristici naturali e benedizioni magiche.
Rimanendo il più possibile fedeli al tema del convegno, purtroppo non potremo approfondire l’affascinante capitolo di come questa antica figura narrativa dell’uomo trasformato in lupo (wer = uomo, quindi uomo-lupo) sia entrata a far parte dell’arsenale dei cacciatori di streghe e di come si sia trasformata nel processo. Né potremo esplorare la questione ancora irrisolta del perché, tra tutte le storie di creature ibride metà umane e metà animali che circolavano all’epoca, proprio il lupo mannaro sia diventato una figura famigerata nel celebre Malleus Maleficarum (Martello delle Streghe).

La professione del pastore era probabilmente tra le più umili che la società di quel tempo potesse offrire in termini di lavoro, stipendio e prestigio. Fino al XVIII secolo inoltrato, era considerata una delle professioni disonorevoli – come il boia, lo scorticatore o il mugnaio – i cui membri e le loro famiglie si vedevano negata la possibilità di accedere a una vita onorevole, a un’altra professione. Il contatto sociale con lui e la sua famiglia veniva evitato – ammesso che avesse ottenuto il permesso di sposarsi. Per quanto riguarda le interazioni sociali, di solito si limitava ai suoi compagni pastori, che incontrava nei pascoli sparsi.
Un fatto, tuttavia, spinge gli abitanti del villaggio a cercare ripetutamente il contatto con il pastore. Da tempo immemorabile, sono le sue doti magiche e curative, la sua esperta gestione del bestiame malato, a renderlo un aiuto indispensabile. Conosce gli effetti delle erbe, il dosaggio dei farmaci ed è un maestro degli unguenti. Fin dall’antichità, egli stesso ha usato – ad esempio, per placare la fame – piante rischiose come la mandragora, del cui frutto Dioscoride dice già: ‘I pastori mangiano di queste mele e si addormentano serenamente dopo averle mangiate’.
I suoi contatti soprannaturali gli permettono di mettere gli animali al sicuro dai lupi e, poiché si dice che possa anche prevedere il futuro, in alcuni luoghi le autorità del villaggio lo obbligano, nei suoi contratti di lavoro, ad avvertire in caso di condizioni meteorologiche pericolose o – pena sanzioni – persino a tenere lontani fulmini e temporali dalla comunità.
Ma proprio queste pratiche, indubbiamente compiute dal pastore, sono diventate oggetto di molti pettegolezzi, gettando le persone in un dilemma di difficile soluzione. Dopo anni di tolleranza, non certo con benevolenza, sia le autorità ecclesiastiche che quelle statali sono ora ricorse alla criminalizzazione di tali azioni, etichettandole come superstizioni. E con la crescente diffusione della dottrina della stregoneria, su di esse è stato apposto lo stigma di un patto con il diavolo.

L’ampia gamma di pratiche magiche è stata bollata come stregoneria, quasi inevitabilmente associata alla rinuncia alla fede cristiana. Sia gli studiosi di stregoneria che i medici esperti sono fermamente convinti che queste persone semplici siano incapaci di qualsiasi potere magico innato.
Ciononostante, tali pratiche rimangono parte integrante degli strumenti che le persone usano quotidianamente per interpretare il mondo, perché il ‘puro messaggio cristiano’ offre solo un aiuto limitato nella loro vita pratica di tutti i giorni. I rappresentanti della Chiesa, il governante o gli studiosi non hanno nulla da offrire quando la sventura colpisce il contadino. A chi dovrebbe rivolgersi, se non a coloro che attingono a fonti non necessariamente reperibili all’ombra delle cattedrali o vicino agli studi degli studiosi?
D’altro canto, agli occhi della gente comune, le azioni della Chiesa sono difficilmente distinguibili da strategie magiche di sopravvivenza tramandate di generazione in generazione all’interno delle famiglie. Anche queste strategie si basano su un mondo al di là di quello visibile, al quale si può accedere e esercitare influenza – come nella Chiesa attraverso il clero – solo tramite intermediari e aiutanti.
Di solito la gente chiama il pastore di nascosto per curare il bestiame malato, perché anche loro stanno facendo qualcosa di proibito. La loro avversione per lui è almeno pari alla fiducia che ripongono nelle sue capacità. A nessuno piace essere cliente di uno straniero di dubbia reputazione. Ma se non lo chiamano, sono condannati alla dolorosa inerzia quando l’animale malato muore davanti ai loro occhi, un animale che, in questi tempi di guerra, è più che mai un bene vitale per la sopravvivenza. All’ombra di chiese e uffici governativi, la gente non può contare sull’aiuto. I veterinari – se mai esistono – non vengono a curare una mucca malata.

Dal punto di vista del pastore, questo rapporto appare altrettanto conflittuale e carico di tensione. Essendo un emarginato, solitamente relegato in una misera capanna ai margini del villaggio, è incline alla ribellione e conosce la rabbia del ribelle. Si è adattato al ritmo dei suoi animali e, agli occhi degli abitanti del villaggio, vive come un animale. La sua vita isolata nella ‘natura selvaggia’, in cui – in questi tempi di tribù nomadi in guerra e truppe di soldati invasori – nessuno si avventura se non strettamente necessario, e mai senza un’arma, lo costringe ad acquisire conoscenze e strategie di sopravvivenza, il che al contempo rafforza la sua autostima nei confronti degli abitanti del villaggio.
A volte la testardaggine e la fiducia in se stessi dei pastori arrivano al punto di spingerli ad aderire illegalmente alle corporazioni locali. Nel 1620, l’Elettore di Brandeburgo si sentì addirittura costretto a emanare un editto contro la sfida e l’arroganza dei pastori perché osavano portare armi e barbe e inviare lettere di sfida a città e villaggi. Il pastore non si comporta in modo servile, come sappiamo dai documenti del tribunale. Fa delle richieste ai suoi clienti e a volte minaccia di liberare il lupo nel recinto se non acquistano la sua benedizione animale, che non è affatto economica ed è prima di tutto una promessa per il futuro.
Aveva da tempo padroneggiato l’arte di mascherare gli antichi incantesimi magici sotto le spoglie di pratiche di benedizione cristiana. Ora, tuttavia, nell’epoca in cui la Riforma e la Controriforma si stavano consolidando e rafforzando, cadeva facilmente in nuove trappole. Ad esempio, si ritrovava ben presto dalla parte sbagliata nelle contee riformate di Nassau se le sue parole portavano ancora l’odore della ‘Vecchia Chiesa’. Le sue capacità comunicative, però, non erano abbastanza rapide da permettergli di adattare la sua professione alle sottigliezze delle distinzioni teologiche. E così pronunciava i suoi incantesimi a bassa voce e rendeva i suoi rituali ambigui, il che non faceva certo bene a ispirare fiducia nella sua clientela.

Più cauto che mai, il pastore deve ora stare attento quando unguenti ed erbe, rituali e benedizioni falliscono. L’era moderna ha messo una nuova arma nelle mani della sua clientela, un tempo piuttosto indifesa. Se lo hanno chiamato più o meno segretamente, contro gli ordini delle autorità, spesso con sentimenti contrastanti, temendo di portare sventura nella stalla anziché la salvezza, allora i delusi hanno un nuovo mezzo di vendetta: l’istituzione del processo alle streghe.
Anche il benefattore non è esente da ambivalenze.
Sa di star facendo qualcosa di proibito e teme di cadere in una trappola. Allo stesso tempo, deve trarre il massimo vantaggio possibile da ogni visita. Il suo orgoglio gli impedisce di umiliarsi o mendicare. E così si crea un’atmosfera spettrale, in cui ognuno spia tutti gli altri.
Ma l’equilibrio di potere è tutt’altro che equo. Il pastore è svantaggiato. Se il cliente non è soddisfatto del lavoro, il nuovo metodo non solo gli consente una vendetta efficace, ma gli garantisce anche di poter, letteralmente, bandire la propria paura al diavolo. Può, infatti, diffondere voci sul pastore, può esporlo al sospetto di aver danneggiato o corrotto un animale come un incantatore.
Come le donne fastidiose, il pastore può essere facilmente perseguitato.
In ogni caso, la sua vita volutamente disordinata, quasi del tutto fuori controllo, è già diventata offensiva. Una persona antiquata e maleducata che sembra non voler sottomettersi alla morale appena imposta. E coloro che sono stati bruciati, i cui poteri magici, nei quali credono ancora persino gli scettici illuminati delle campagne, non devono più essere temuti. Il fuoco o la spada sono più efficaci di qualsiasi contro-incantesimo.
La dottrina stessa della stregoneria aveva dato nuovo impulso alla diffusa, seppur con variazioni regionali, credenza nei lupi mannari. Viene menzionata non solo nel ‘Malleus Maleficarum’, ma anche in molti altri libri di natura giuridica a cui rinnoviamo la nostra attenzione.
L’argomento acquisì un notevole fascino, soprattutto nella letteratura accademica del XVI secolo. Eppure, nonostante tutte le sofisticate analisi scolastiche sull’argomento, nessuno degli studiosi colti ritenne opportuno trascrivere ciò che la gente comune diceva effettivamente sui lupi mannari. E così, ancora oggi, abbiamo solo una vaga idea di ciò che accadeva nella bocca, nella mente e nel cuore della gente comune quando parlava di lupi mannari.

La figura della persona trasformata in lupo, alla quale venivano attribuite tali qualità omicide, compare infine nelle regioni tedesche nei processi alle streghe a partire dalla seconda metà del XVI secolo. Nel Giura francese e nella Franca Contea, i pastori si trovarono già ad affrontare questa accusa negli anni Venti del Seicento, e nella prima metà del XVII secolo, intere regioni di quelle zone furono apparentemente prese da febbrili fantasie sui lupi mannari, se si deve credere agli scritti demonologici dei cacciatori di streghe professionisti.
La persecuzione dei pastori nelle contee di Westerwald e Nassau ebbe inizio negli anni 1580. Il modello di magia dannosa sugli animali, come propagato nel ‘Malleus Maleficarum’, iniziò a insinuarsi nella comprensione quotidiana della gente. Sullo sfondo di una moria di bestiame su larga scala che afflisse la regione di Dillenburg negli anni 1580, comunità come Frohnhausen e Wissenbach si appellarono al conte Giovanni VI, esortandolo a bruciare le streghe, come Sua Grazia era legalmente obbligato a fare, perché la terra – come scrissero – era così infestata da stregoni e streghe che nessun uomo poteva proteggere il proprio bestiame e i propri cavalli dal male.
In una petizione successiva, minacciarono persino che se il conte fosse rimasto inattivo, si sarebbero arrogati il diritto di agire come giudici. Il conte fu cauto e piuttosto esitante in questa questione. Nel suo mandato del 1582 riguardante le persone accusate di stregoneria e magia, adotta un tono piuttosto moderato e consiglia ai suoi funzionari di procedere con cautela e non con imprudenza, e di condurre indagini segrete prima di qualsiasi procedimento.

Naturalmente, i sospetti ricadono prima di tutto su coloro che lavorano con gli animali. Quando Katharina, una pastorella di Wissenbach, detta Crein, insieme alla figlia Greta Driln Dietrichs – detta Pastora Greta – e ad Anna Wallmeisterin, morta durante gli interrogatori, furono giustiziate nel 1582, l’immagine del lupo mannaro non si era ancora radicata. Ma le benedizioni giocarono un ruolo significativo nella loro condanna. Persino tre anni dopo, quando due contadini testimoniarono contro Rauw Hen, che si aggirava nella regione del Westerwald, affermando che aveva benedetto gli animali qua e là, egli fu solo rimproverato. Il suo rituale era semplice.
Nel nome della Trinità, faceva il segno della croce sulle costole degli animali per proteggerli dal lupo, e molti contadini facevano battezzare il loro bestiame in questo modo, come lo chiamavano. A volte faceva persino condurre gli animali fuori dalla stalla per una sorta di rituale e faceva loro il segno della croce sulla fronte, per il quale poi chiedeva otto ‘albus’. Alcuni degli altri benefattori richiedono due persone con grandi capacità verbali per questo.
Ma già nel 1587, nel processo contro Küh-Ludwig, emerge l’accusa di essere un licantropo. Il vecchio, originario di Lippe e disoccupato, praticava la benedizione delle pecore principalmente in cambio di cibo. Poiché alcune pecore erano state uccise nonostante la sua benedizione, fu affrontato. Nella sua risposta, Küh-Ludwig non fece marcia indietro, ma adottò il tono che veniva attribuito a molti pastori della regione del Westerwald e che al tempo stesso li rendeva così impopolari: aveva benedetto le pecore di giorno e non di notte, ribatté, e quindi non poteva essere ritenuto responsabile del danno causato dal lupo durante la notte.
Il 12 giugno 1587 fu decapitato.

Per l’area di lingua tedesca, fu ovviamente il processo di Bedburg, non lontano da Colonia, contro Peter Stump nel 1589 a diventare il modello di riferimento, non da ultimo perché lo spettacolare caso divenne ampiamente noto ben oltre i confini attraverso diverse varianti di fogli volanti, che portarono persino a edizioni danesi e inglesi.
Si stava diffondendo la convinzione che i pastori che impartiscono la benedizione siano essi stessi dei lupi mannari. Il proverbiale sospetto che chiunque ululi con i lupi debba essere uno di loro colpisce innanzitutto i pastori, e tra questi soprattutto coloro che praticano l’antico rituale magico della benedizione del lupo, di cui si possono trovare oltre 200 varianti nella sola regione di Nassau-Dillenburg.
Hen Knie, originario di Rehe, nel distretto di Westerwald, arrestato per la prima volta il 16 marzo 1586 su ordine del conte Giovanni VI, era fermamente convinto dell’efficacia della sua benedizione del lupo. Testimoniò che una volta un lupo da lui chiamato ‘Waldhundt’ (Cane della Foresta) aveva rubato un montone non benedetto da una mandria di cento animali benedetti. Knie si era offerto come pastore nei villaggi di Roth e Mengerskirchen e aveva fatto un’attività redditizia benedicendo il bestiame. In questo primo processo, Knie se la cavò con poco. Dopo aver prestato giuramento e promesso di astenersi dal benedire animali in futuro, fu rilasciato nell’estate del 1586.

Ma la richiesta dei suoi servizi, che Knie a volte sa come agevolare, è elevata. Il 26 giugno 1591 viene arrestato di nuovo, e ora sorge anche il sospetto che sia un licantropo. Ciò che infine racconta ai giudici contiene già tutti quegli elementi che conosciamo dalla letteratura demonologica del XVI secolo, e mostra sorprendenti somiglianze con i primi casi del Giura francese, come descritto da Weyer e Bodin.
Fin dall’infanzia, come afferma la confessione di Hen Knie, si prendeva cura del bestiame e imparava dai suoi compagni pastori il modo di vivere selvaggio, rozzo e senza Dio, così come l’arte di proteggere il bestiame dagli animali selvatici. All’età di 24 anni, quando un giorno perse una mucca, il cui valore non poteva sostituire a causa della sua povertà, incontrò il diavolo per la prima volta nel suo dolore. E il diavolo gli insegnò allora come trasformarsi in un lupo. La versione personale di Knie risiede nel rituale della trasformazione. Al comando dell’istigatore, si spogliò, e Satana lo cosparse con un unguento ruvido e umido e lo avvolse in una bellissima pelliccia bianca. Dopodiché, dormì profondamente per diverse ore. Al risveglio, i suoi sensi e i suoi pensieri erano così disorientati che si sentì costretto a distruggere tutto ciò che vedeva.
Ci sono, per inciso, numerose varianti di tali formulazioni che, a prima vista, danno l’impressione che i colpevoli confessi le usino per descrivere lo stato soggettivo di trasformazione. Persino sotto la pressione della colonizzazione linguistica da parte del personale inquirente, sono sopravvissuti dettagli peculiari che potrebbero dimostrare chiare differenze nell’auto-interpretazione degli imputati.

Una delle varianti di Hen Knie per la benedizione del lupo risale a modelli già noti nella chiesa cristiana del X secolo, il cui uso era proibito ai pastori e ai cacciatori. Come racconta l’abate Regino di Prüm, essi usavano appendere pane preparato con incantesimi magici, insieme a erbe, agli alberi o nasconderlo agli incroci per allontanare malattie e incidenti dal bestiame della propria mandria o per deviarlo verso la proprietà altrui. Anche Hen Knie si rifà a questa antica tradizione magica quando consiglia ai suoi clienti di cuocere un impasto di pane per il lupo per celebrare il nuovo anno in un venerdì di qualsiasi periodo dell’anno. La seguente formula doveva essere pronunciata quando il pane veniva messo in forno:
Ti cuocio nel nome del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo.
Chiudo la bocca,
al maledetto cane della foresta,
affinché non morda né attacchi il mio bestiame,
sia che pascoli nelle siepi, nei boschi o nel deserto;
che essi, giovani o vecchi, siano raccomandati a Dio, nessuno perduto.
Nel nome del Padre, ecc.
Possa il caro Signore San Wendell volgersi e guidarli per me, affinché ritornino alla mia cura, davanti al maledetto lupo, affinché non morda né afferri nessuno di loro.
Il pane cotto con tali parole e azioni, continuano gli atti del tribunale, dovrebbe essere deposto in un albero cavo dalla gente, che dovrebbe anche recitare la benedizione sui puledri, i cavalli e il bestiame:
Siate liberi nel lupo in ogni momento.

L’antico tesoro magico è stato da tempo celato sotto il manto cristiano, e San Wendel, il santo patrono di contadini e pastori, funge da rifugio per gli antichi dèi e demoni pagani contro i quali la Chiesa ha a lungo dichiarato guerra. Ma le vecchie usanze persistono ostinatamente. Sotto il sottile manto cristiano del battesimo, Hen Knie, in caso di dubbio – e in piena sintonia con la tradizione pagana – preferisce affidarsi alla maggiore efficacia del mondo cristiano. Nel caso in cui la suddetta formula si rivelasse inefficace, consiglia ai suoi clienti di preparare al lupo un altro dolce di Capodanno, ma poi, in nome del diavolo, di infilzare la mela proibita su un albero e quindi di correre come un lupo.
Il processo a Hen Knie, in un certo senso, ha plasmato il modello di base dei successivi processi per licantropia di Dillenburg, poiché ha fornito ai pubblici ministeri materiale significativamente più complesso rispetto a semplici benedizioni. Tra le altre cose, si era vantato di possedere sei lupi che lo servivano e lo accudivano.
Il 17 luglio 1591, Knie fu strangolato e bruciato.

Un altro benedicente lupo, contro il quale non fu sollevato alcun sospetto di essere un licantropo, fu trascinato nel vortice di questi primi processi ai pastori. Per Ebert Hartmann di Mademühlen, fu sufficiente il fatto di poter essere associato a Hen Knie. Denunciato dal suo stesso servitore, confessò sotto tortura di aver imparato la divinazione da Knie 24 anni prima. Ulteriori sospetti non poterono essere ricostruiti dai documenti.
Hartmann fu decapitato a Dillenburg nel maggio 1593.
Un altro pastore della regione, Rolzer Bestgen di Dörsdorf, che lavorava a Emmerichenhain, fu arrestato nel maggio del 1600 e condannato a morte come licantropo alla fine di agosto dello stesso anno. Utilizzava benedizioni simili a quelle di Hen Knie per la protezione contro i lupi. Tuttavia, i suoi rituali richiedevano maggiore pazienza da parte dei fedeli. Secondo le istruzioni di Bestgen, i suoi clienti dovevano recitare 45 Padre Nostro e 45 Credo degli Apostoli, ripetendo il tutto per tre giorni consecutivi.
Anche le altre benedizioni e maledizioni, tra cui quelle contro le lussazioni degli arti, le lussazioni delle vene negli esseri umani e negli animali, il gonfiore o l’idrocefalo nei cavalli, e contro la cancrena, appaiono sotto forma di benedizioni cristiane. A Staffel, vicino a Diez, e nei villaggi lungo l’Einrich, si usa una maledizione speciale contro il fuoco, che consiste apparentemente nell’aggiungere un breve racconto alla formula della Trinità. Lo schema di base di questa benedizione, tramandato in molti luoghi in questa o in una forma simile, si può già ritrovare negli Incantesimi di Merseburgo (anteriori al 750), in cui compaiono le figure pagane di Phol, Wodan o Idisi.
