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Blog di giuliano lazzari
GIULIANO LAZZARI SCRITTORE
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IMMAGINE ed IMMAGINAZIONE (dal Diario di Giuliano)

giulianolazzari, Settembre 12, 2026Settembre 13, 2026

BREVE PREMESSA

In un memorabile programma radiofonico con le successive reazioni che scatenò, Orson Welles, e come spesso accade, la descrizione del memorabile evento può esserci d’aiuto per capire meglio le dinamiche che hanno permesso ad un semplice radiodramma di suscitare una serie di reazioni a catena capaci di motivare il reale terrore degli ascoltatori. Ma non solo in riferimento al ‘memorabile evento’ di cui fra breve ricorderemo come si svolse, ma anche perché tal “memorabile Programma” ci è di aiuto per meglio comprendere talune anamorfiche realtà di nuovo presentate ad un più ampio pubblico ben programmato, nonché gestito e connesso, quindi totalmente dipendente ad un diverso ordine di ‘frequenza’ più o meno sociale.

Affine e connesso ad una diversa scala di valori morali i quali come tali ormai facenti parte di una determinata Società del tutto [genetico] materiale – soprattutto fra i giovani – con cui l’economia rigenera il proprio credo, il proprio inganno; la nuova popolazione intesa come Social completamente priva di Memoria storica alla quale i suoi adepti apostoli mai potranno compiere diverse e più profonde gratificanti scelte Intellettuali.

Ovvero, è di questo stesso giorno la Grande Notizia (dell’altrettanto Grande Fratello) che si autocelebra ad intermittenza su ugual Programmi, la quale viene annunziata qual nuovo Sermone dispensata a tutti i fedeli, servi cortigiani e camerieri, nonché celebranti del più dotto credo intellettivo, pronti ad imbarcarsi alla caccia della famosa Fiera senza numero o prefissato mare ancor disponibile per lo Spazio concesso ed ammesso alla Bestia che vi narra – hor hora -la sua avventura con tutti gli ZERI di questa nuova èra.

Ogni tanto udiamo anche qualche Sirena ma siamo più che certi che lo ZERO successivo al NUMERO conferirà al loro navigare e successivo naufragare il giusto Circo alla più nota messa in ONDA di un diverso immateriale Dio confacente con la nostra Natura che li medita ed osserva all’hora – medesima hora – di un delirio collettivo.   

Servi a tempo pieno e indeterminato dell’A.I., circa il progresso intellettivo in grave pericolo, giacché paradossalmente sembrano aver assunto presa di Coscienza con ampio margine conferito dalla nuova Vista soprannominata Window circa gli Alieni, i quali Alieni si specchiano ed insieme osservano questo mondo da loro di nuovo Conquistato con il loro Profilo preferito dato dalla x del Secolo;  oppure, comunicando brevi frammentati Psicodrammi attraverso il volto deformato anamorfico digitalizzato di Face avendo smarrito il consenso storico di Book; ed altresì non accorgendosi che come tali, quindi in difetto di ‘ricchezza di mondo’ e volgendo nella povertà di cui consapevolmente inconsapevoli vittime che contraddistingue ogni buona meccanizzata Fiera, mai potranno rendersi conto dell’immagine che di rimando viene scorta e colta nello specchio della loro finestra preferita.

Mai potranno assumerne anche in piccoli dosi consapevole consapevolezza che ciò che osservano attraverso lo specchio facente parte della loro Vista collettiva abdicata al nuovo artifizio da cui monolitico Ocolu divino inscritto nella Parabola dei credenti; appartiene ormaia alla loro comune dottrina, tuttalpiù potranno aver un momento di cieco smarrimento solo allorquando la connessione difetta e il Programmatore annunzia che sono macchine e non più esseri umani, e lui che li ha creati, o meglio generati e sfruttati come tali apparenti humani, fuggirà su una buona imbarcazione a forma di Yatch da attraccare su più ricchi porti e mercati senza la loro ingombrante presenza.

Tuttalpiù potranno chiedersi quanto gigabyte rimarrà della loro memoria collettiva fin tanto il disco girerà ancora!

E perché non opporre catastrofica invasione da parte degli stessi alienati nutriti con effetti speciali i quali determineranno anche una più salda conquista dei Programmi artificiali, intuisce il Programmatore Universale.

L’inganno appare evidente giacché virtualmente la trasposizione mediatica adopera gli stessi meccanismi accompagnati da noti artifizi, nonché meccanismi sociali i quali tenderanno, non più e solo ad evolvere una dismessa e maggiore presa di Coscienza con la conseguente paura che determina o determinerà una scelta, circa una maggiore responsabilità umana per poi nell’inganno assolverla circa i processi cognitivi che gli alieni – i nuovi alienati – in oggetto potrebbero ricreare a loro volta; i quali alienati – ricordiamo – in questo stesso Programma, completamente dipendenti dalle stesse frequenza d’onda. Purtroppo avendo smarrito per poi ritrovare medesima Memoria, il panico li sommergerà ancora:

Chi sono io?

Quale ruolo ho in questo Programma?

L’alienato a questo algoritmo, o un essere vivente in ascolto di questo Programma di cui provo orrore circa questi Mondi che ci invadono e invaderanno ancora?   

La scissione bipolare che emergerà come una nuova malattia sarà curata dallo stesso Programma nonché il suo Programmatore preferito negli spazi pubblicitari fra un naufragio e l’altro!

Chi vincerà sarà solo la Bestia!

Se tutto questo non fosse – come è – il vero inganno, il vero raggiro mediatico, ove si cela il Programma nel quale il Programmatore si insinua, tanto nella ‘macchina’ che gestisce il nostro attuale Tempo, come i Frammenti dello stesso diluito su una bona sceneggiatura teatrale per farsi credere e rigenerare – con più ampio margine di consenso e profitto in merito quanto da lui creato; nonché successivamente abortito nello stesso laboratorio, ove il Dottor Frankestein pensò bene di dover sconfiggere la morte per poi essere perseguitato dal nuovo morto risorto, nonché successivamente elaborato al pari di un nuovo processo alchemico rigenerativo dato in funzione della forza della potenza elettrica e così possederne il segreto prometeico; non fosse che la scienza si trasforma in Psicodramma con il suo cortocircuito preferito destinando all’alienato un terribile destino; e il Dottore narrerà le gesta del mostro da lui creato nonché programmato, da una nave in viaggio su medesimo mare in tempesta.

Quindi conferendo umanità circa la sua avventura per quanto il Programma possa concedere audience di ascolto nella successiva Odissea narrata da un cieco poeta con più sommo indice di ascolto. La messa in Scena il raggiro, il numero da Circo esposto alla fiera del Social assicurato, opponendo improvvisa presa di mancata e/o difettosa Coscienza da parte della macchina del nuovo progresso la qual medita su stessa medesima. Hal modello 9000 creato dai preziosi laboratori del domani deve compiere il proprio Viaggio per cui destinato nulla potrà arrestare il suo cammino.

Il Dominio è la realtà su cui incentrato il dramma nella distanza che divide ogni ibernato passeggero oltre la sfera della Luce – oltrepassando quella del suono – per scoprire ancora, solo da vecchio, l’antico Monolite di cui fu privato per l’intera giovinezza confacente con una Verità e un suono che si ode con un orecchio come una Musica, ma lui essendo un alienato percepisce solo un sibilo, un fischio, del quale si protende come acciecato non comprendendo d’onde, in Verità e per il Vero, il suo Pensiero nato…

IL PROGRAMMA

 È la sera del 30 Ottobre del 1938, la sera prima di Halloween (e la data di sicuro non è casuale), quando la stazione radiofonica statunitense della CBS decide di mandare in onda uno show speciale per celebrare tale festività. Come di consuetudine, è previsto un radiodramma, affidato quell’anno al miglior attore emergente di cui la radio disponeva: Orson Welles.

Il programma prevede la trasposizione radiofonica di un romanzo di fantascienza di H.G. Wells (è curiosa in questo caso l’assonanza del cognome con quello di Welles), dal titolo ‘La Guerra dei Mondi’. Il romanzo descrive l’invasione della Terra da parte di extraterrestri provenienti da Marte sul finire del diciannovesimo secolo.

La storia viene riadattata ai tempi radiofonici principalmente da Howard Koch e alcuni suoi collaboratori della CBS. Il riadattamento tuttavia non piaceva del tutto a Welles, perplesso soprattutto dal ritmo del testo che ne era uscito. Con una geniale intuizione, lo stesso Welles decide, per ‘dare sapore’ a quel piatto sciapo, di impostare la trasmissione come se si trattasse di un normale programma musicale interrotto ad un certo momento da un falso notiziario radio che annunciava l’invasione degli alieni e i suoi drammatici sviluppi.

Nessuno degli addetti al radiodramma, compreso lo stesso Orson Welles, si sarebbe mai immaginato che quello che ai loro occhi appariva semplicemente come un normale lavoro di routine, si sarebbe trasformato in un evento i cui effetti furono tali da modificare in maniera incontrovertibile non solo il destino artistico del giovane attore, ma anche il destino degli studi sociologici circa gli effetti dei contenuti massmediatici.

La trasmissione comincia con lo speaker che presenta, “in diretta dalla Meridian Room dell’Hotel Park Plaza di New York”, l’inizio del programma musicale di Ramon Raquello e della sua orchestra. Si può facilmente interpretare lo sgomento del pubblico radiofonico quando, dopo pochi minuti dall’inizio della trasmissione, questa viene bruscamente interrotta con un comunicato dai toni altamente drammatici:

‘Signore e signori, vogliate scusare per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle otto meno venti, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute a intervalli regolari sul pianeta Marte. Lo spettroscopio indica che si tratta di idrogeno e che si sta avvicinando verso la terra a enorme velocità. Il professor Pierson dell’Osservatorio di Princeton conferma questa osservazione dicendo che il fenomeno è simile alla fiammata blu dei jet sparata da un’arma’.

Ha inizio la beffa mediatica del secolo, il falso che ha messo in luce il rapporto fin troppo fideistico e acritico che il pubblico aveva instaurato con i mezzi di comunicazione di massa. Gli oltre sei milioni di ascoltatori non erano preparati né a sospettare del falso, né tantomeno a sospettare dell’enorme potenzialità di quello che dalla maggioranza di loro veniva ancora considerato semplicemente come un ‘mezzo di svago’. Probabilmente Welles era al corrente di queste potenzialità e dell’abbaglio al quale erano sottoposti i fruitori dei mezzi di comunicazione di massa.

È per questo che aveva deciso di inserire il suo falso nel bel mezzo di un programma d’intrattenimento, come a voler render più netto lo stacco tra uno stato d’animo disteso, qual è appunto quello derivante dall’ascolto di un programma musicale, e uno stato di panico crescente dovuto all’annuncio dell’avvenuta invasione aliena.

  Dopo il primo avvertimento circa le fiammate provenienti da Marte, la programmazione musicale prosegue con un brano estremamente simbolico dal punto di vista linguistico: Star Dust (polvere di stelle al Lido di Venezia).

Gli ascoltatori tornano così a rilassarsi con una delle canzoni di maggior successo dell’epoca, ignari del susseguirsi di eventi che di lì a poco li avrebbe destati dalle loro poltrone e scaraventati nelle strade in cerca di salvezza. Infatti, passano pochi minuti ed ecco una nuova interruzione:

‘Signore e signori, vorrei leggervi un telegramma indirizzato al professor Pierson dal dottor Gray, del Museo di Storia Naturale di New York. Il testo dice: “Ore 21:15, ora standard delle regioni orientali. I sismografi hanno registrato una scossa di forte intensità verificatesi in un raggio di 20 miglia da Princeton. Per favore investigate. Firmato Loyd Gray, capo della Divisione Astronomica” ’.

Vediamo in questo caso come la citazione di fonti apparentemente autorevoli, come il ‘Museo di Storia Naturale’ o il ‘Professor Gray, capo della Divisione Astronomica’, sia un espediente imprescindibile per chi vuole mettere a segno una beffa mediatica e intende donare ad essa ulteriore credibilità.

Gli eventi che seguono il secondo annuncio diventano sempre più drammatici e la costante alternanza di questi allarmi con la normale programmazione musicale non fa altro che creare ulteriore confusione nell’ormai già allarmato pubblico.

Man mano che passa il tempo, si diffondono, tramite le voci di abilissimi attori, notizie che riferiscono dell’avvenuto atterraggio extraterrestre, delle orribili fattezze degli alieni, delle loro sofisticatissime armi e dei gas tossici. L’escalation porta addirittura a descrivere ‘in diretta’ la morte di un cronista che stava riferendo dell’avvenuta distruzione della città di New York. E quest’ultima è la scintilla che scatena l’esplosione di panico tra la gente.

Per capire meglio il linguaggio di cui si è fatto uso in questa trasmissione, che ricalcava in modo astuto quello delle reali cronache giornalistiche, e per capire meglio la drammaticità del falso evento, di seguito riporto la descrizione di un ‘falso’ cronista che si ritrova faccia a faccia con una presenza aliena:

‘Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbiamo mai assistito…Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere… mio Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. E poi un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, adesso posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio bagnato. Ma il viso! È indescrivibile. Devo darmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. […] Un oggetto ricurvo sta uscendo dalla fossa. Sembra un piccolo raggio di luce riflesso su uno specchio. Che succede? Dallo specchio si sprigiona un raggio di luce…che si dirige verso gli uomini che avanzano. Li ha colpiti! Sant’Iddio, li ha incendiati! Bruciano come torce’.

Seguono diversi silenzi radio (come a far crescere la tensione), ogni tanto ripresi da qualche sporadica e confusa cronaca, fino a quando non si giunge ad un’apparente cessazione delle trasmissioni. È a questo punto che si scatena il putiferio. Migliaia di persone in preda al panico si riversano nelle strade e si lasciano andare a comportamenti di grave irrazionalità.

(Si segnalano numerosi ingorghi nelle arterie principali di molte città degli Stati Uniti, mentre le linee di comunicazione si sovraccaricano fino al collasso. Alcuni si abbandonano a episodi di violenza, altri pregano di non essere coinvolti nell’attacco. A San Francisco, una donna si presenta alla polizia con i vestiti lacerati sostenendo di essere stata aggredita dagli alieni, mentre a New York ci vollero settimane per convincere alcuni di quelli che erano scappati a far ritorno nelle proprie abitazioni.) 

Annunciatore:

‘Abbiamo subito inviato una speciale unità mobile e il nostro cronista, Carl Phillips, appena giunto sul posto, vi darà una completa descrizione del meteorite di Grovers Mill…’

Interrompendo il successivo programma musicale di Bobby Millette e la sua orchestra dall’Hotel Martinet di Brooklyn, l’annunciatore passa nuovamente la parola a Carl Phillips:

‘Signore e signori è di nuovo Carl Phillips che vi parla dalla fattoria Wilmuth a Grovers Mill. Il professor Pierson ed io abbiamo percorso le 11 miglia da Princeton in dieci minuti. Bene, non… non so come cominciare per darvi una descrizione completa della strana scena che ho davanti agli occhi, qualcosa che assomiglia a una versione moderna delle Mille e una notte.

Bene, sono appena arrivato.

Non ho ancora potuto guardarmi intorno.

Scommetto che è quello. Sì, penso che sia proprio quella la… cosa. Si trova proprio davanti a me, mezza sepolta in un’ampia fossa. Deve avere impattato con una forza tremenda. Il terreno è coperto di frammenti di un albero che l’oggetto ha investito toccando terra. Ciò che posso vedere dell’… oggetto non assomiglia molto a un meteorite, o almeno ai meteoriti che ho visto prima d’ora. Sembra piuttosto un grosso cilindro…’.

Seguono un’intervista con il proprietario della fattoria e quindi alcune domande al professor Pierson a proposito dello strano ronzio che sembra provenire dall’oggetto. Poi:

‘Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno!’

Voci: ‘Si muove!’ ‘Guardate, si svita, si svita, dannazione!’ ‘State indietro, là! State indietro! Lo ripeto!’ ‘Può darsi che ci siano degli uomini che vogliono scendere!’ ‘È rovente, sarebbero ridotti in cenere!’ ‘State indietro, laggiù! Tenete indietro quegli idioti!’

(Improvvisamente si ode il rumore di un grosso pezzo di metallo che cade)

Voci: ‘Si è svitata! La cima è caduta!’ ‘Guardate là! State indietro!’

Phillips:

‘Signore e signori, è la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere…’.

(Urlo di terrore della folla)

‘Buon Dio, dall’ombra sta uscendo qualcosa di grigio che si contorce come un serpente. Eccone un altro e un altro ancora. Sembrano tentacoli. Ecco, ora posso vedere il corpo intero. È grande come un orso e luccica come cuoio umido. Ma il muso!

…È… indescrivibile. Devo farmi forza per riuscire a guardarlo. Gli occhi sono neri e brillano come quelli di un serpente. La bocca è a forma di V e della bava cade dalle labbra senza forma che sembrano tremare e pulsare. Il mostro, o quello che è, si muove a fatica. Sembra appesantito… forse la gravità o qualcos’altro. La cosa si solleva. La folla indietreggia. Hanno visto abbastanza. È un’esperienza straordinaria. Non riesco a trovare le parole… porto il microfono con me mentre parlo… Devo sospendere la trasmissione finché non avrò trovato un nuovo posto di osservazione.

Restate in ascolto, per favore, riprenderò fra un minuto…’

LA RADIO

È lo stesso Minuto Secondo Frammento di quanto  programmato che ci interessa rivolgendo la nostra effettiva immaginazione alla Radio e la sua grande fantasia la quale prediligiamo al loro Programma preferito, e tutte le volte che l’orango l’ascolta, allorquando nella sala ove regredito come una bestia ne ode pur non discernendo dall’algoritmo da cui dipende, musica e la classicità dello stile agli infissi del nostro arredamento preferito, i quali se osservati e meditati pur non intuendo l’Intelletto del monolite a cui proteso, non riesce a coniugarli al suo stile preferito armato della nota clava del progresso.

La Radio quale strumento predisposto all’udito pur consentendo una indiscussa ispirazione all’Intelletto che ascolta; ovvero, ad uno dei sensi di cui predisposto ogni essere di questa Terra dalla foglia al successivo ramo evolutivo per ogni Specie e non solo l’uomo; concede un più ampio consenso ‘neurale’ predisposto all’immaginazione seppur privata dell’immagine con la quale siamo abituati ad associare il contesto sociale dovuto all’azione, al dialogo, a qual si voglia predisposizione per quella ‘fantasia’ la cui arte e non solo visiva, sollecita Ragione Intelletto ed elevato Sentimento.

Logicamente in questa ‘ricchezza di mondo’ anche l’animale – da cui evoluti – predisposto al medesimo ‘senso uditivo’, apparato che tutto ode percepisce definisce e riconnette al vasto mondo della Natura, anche se purtroppo definito ‘povero di mondo’ ma sicuramente con un più ampio spettro a cui il ‘suono percepito’ si ricompone alla medesima funzione. In questo senso ci sono ‘animali’ che hanno una capacità superiore al nostro misero udito e percepiscono molto più di quanto alle ‘umane’ facoltà consentito, ovviamente ‘possibilità’ sottratte ad altri artifizi di cui chi ‘povero di mondo’ non certo predisposto.

Così risulta assai difficile definire rapporto e distanza fra povertà e ricchezza per come dall’‘humano’ specie ‘intesa’ e barattata rendendo la Natura povera di tutta quella ricchezza di cui l’humano privo pur avendo impareggiabile intelletto.   

Per cui proseguiamo dal nostro ragionamento circa la Radio la quale concede più ampio margine allo spazio ‘immaginativo’ a cui il cervello attribuisce una specifica funzionalità intellettiva, giacché sollecitato dal contenuto sia questo una opera sinfonica che un dialogo o altro ancora; e allorquando la stessa specifica ‘immaginazione’ assume una nuova definizione ‘genetico-evolutiva’, in quanto sollecitata nella costante ‘associazione di idee’ in ciò che udito ma non visto, interviene una predisposizione la quale compensa e crea l’immagine attribuibile ad una successiva evoluzione ricomponendola in una determinata e più sollecita fantasia onirica.

Lo stesso concetto lo possiamo svolgere e far procedere al contrario, ossia abbiamo una immagine priva di qual si voglia sonorità con solo l’espressività attribuibile alla ‘raffigurazione’, sia essa un pittogramma o un quadro; possiamo dedurre e disquisire dell’espressività della forma e del contesto in cui tratta, ma per ciò concernente l’elemento che attribuisce la muta insonorizzazione da cui tratta l’espressione senza voce udibile da chi vede ma non ode, dobbiamo intervenire con l’intelletto e maggior fantasia e così immaginare come si viveva in quell’epoca quali espressioni sonore accompagnavano tal posa e tanto altro ancora.

Più o meno anche se il paragone può sembrare azzardato, quando si viaggiava in qualsiasi tempo da quando l’uomo nato, ma certamente i mezzi le strade e il modus operandi erano evoluti in contesti assai diversi, possiamo immaginare come l’uomo camminava retto per poi procedere a cavallo e poi con una carrozza e questa su una carrozzabile, ma per ciò concernente tutto il resto dobbiamo intervenire con la capacità deduttiva unita e mai disgiunta da una più che certa fantasia.

Ovvero dobbiamo intervenire sia con gli elementi storici, le cosiddette prove, sia con una notevole simmetria abdicata alla fantasia. Ed in questo caso abbiamo una maggiore fantasia là ove scarseggiano prove chiare e ben definite. Ossia, regna una ‘costante’ inversamente proporzionale fra realtà e fantasia, maggiore la prima in eccesso di documenti a dispetto di qual si voglia fantasia; abbonda la fantasia quando la cecità storica stenta a trovare e definire la via.   

Possiamo solo immaginare il contesto sonoro dello spartito.

Abbiamo bisogno costantemente dell’‘immagine’ che può in un certo qual modo compensare e ridefinire il nostro rapporto con la realtà, per poi proiettare questa realtà storicamente accertata su un piano consequenziale ove può apparire incompresa, giacché le diverse realtà non coincidono fra loro, ed anche in questo caso dobbiamo intervenire con una certa fantasia creativa per ricomporre il quadro di un determinato puzzle storico. Quante volte negli scavi archeologici la decifrazione fra la nostra realtà non ha coinciso con la stratigrafia dello scavo.

E quante volte la fantasia circa ciò che ci aspettavamo fra ciò che in realtà affiorato ha giocato, o un brutto scherzo, o una sorpresa a medesima ‘pretesa’ storica?

Sì ‘pretesa’ [storica] perché i piani consequenziali non coincidono fra loro, sono come tettoniche che emergono dopo intervalli di imprevisti terremoti conferiti e attribuibili dall’intelletto che opera con maggiore o minore fantasia. Siamo fortunati quando il terremoto evolve in maggior Cima, sfortunati quando precipita ogni aspettativa!

In tutto ciò interviene, oltre la nostra indubbia capacità intellettiva per decifrare ciò che solo possiamo immaginare, ma soprattutto anche una notevole predisposizione nominata ‘ricchezza di mondo’ attribuibile alla fantasia. Chi ‘povero di questo mondo’ e al di sotto della nostra specie con il dominio attribuibile alla comprensione e definizione fra ciò che intendiamo per ‘povertà’ e ‘ricchezza’, possono confermare circa medesime ‘facoltà intellettive’ – del regno animale e non solo – ubicate in quei sensi o facoltà di cui abbiamo abdicato dismessa capacità interpretativa abdicate a tutte quelle protesi appaltate al progresso. 

Per cui abbiamo detto all’inizio Radio, e potremmo definire come questa evoluta e in qual modo dopo decenni di esperimenti e scoperte per far viaggiare un Elemento fino al nostro Intelletto, e in ultimo l’orecchio che ascolta ma non vede, in tutto ciò regna progresso certamente; ma Radioestesia è anche una dismessa capacità umana connessa con il vasto mondo della Natura di cui ne abbiamo perduto percezione e conoscenza. Questa stessa ricchezza stratigrafica ci apparteneva e per talune specie è una normale condizione.

Ossia se consideriamo il rapporto con noi stessi e lo Specchio che rimanda la nostra immagine, abbiamo una ridefinizione della stessa nell’effetto anamorfico allorquando l’immagine di noi stessi riflessa nella quotidianità ci prospetta un modello a cui talvolta dobbiamo rapportarci ogni qual volta ci volgiamo al nostro specchio preferito che ne delinea o contrasta i profili.

Ossia, non più ci scrutiamo e osserviamo su una superficie d’acqua là ove è possibile attribuire la vertigine della parola e la negazione della stessa quando riflessa nell’universo del mondo vissuto e scrutato e ove nato il Linguaggio; ma al contrario, la medesima superficie ove osserviamo il nostro e altrui profilo ridefinito con un Linguaggio, da taluni detto più consono ed appropriato, abbiamo per rimando anamorfico distorto dell’immagine che percepiamo  dell’Intelletto e la Ragione che la predispongono su un successivo piano ‘creativo’, simmetrico all’immagine che ci siamo attribuiti qual specie che occupa una nicchia di questo grande Universo compartecipato nel Dominio.

Allorquando l’immagine non èra naufragata e distorta, e come abbiamo detto anamorfica, ed esposta ad una società corrotta e corruttrice, avevamo maggior spazio e capacità d’osservazione rivolta alla nostra immaginazione, e questa èra e può esser ancora colma di Visioni più o meno oniriche.

Apporto un esempio, osserviamo il semplice Linguaggio della letteratura e osservate la sua evoluzione nel fattore del Tempo, e noterete come taluna Letteratura immune dallo stesso; prendete l’Opera per eccellenza di Cervantes e rileverete come questa rimane indelebile ed immune alla Memoria, immune cioè dalla gretta e più grottesca società del Progresso, che può sicuramente reinterpretarla a proprio uso e consumo, ma mai riuscirà a crearne di simili.

Guardate e meditate i volti alle varie gallerie antiche dei musei che ci osservano con i loro volti immuni al fattore Tempo, e noterete ancora, come noi parliamo sempre con gli stessi. Come se colui che abbia fissato i loro lineamenti abbia avuto merito e prestigio non più e solo all’imitazione, ma ad una diversa e più consapevole capacità interpretativa dell’immaginazione, che seppur riproduce la realtà tende a farlo con una capacità che supera di molto la stessa ed odierna nel riproporre ugual e non più simmetrica odierna prospettiva.

Sì è vero anche noi produciamo una infinita o ‘finita’ galleria di volti, ma sono tutti inevitabilmente uguali e nessuno di loro pur essendo diversi, suscita una reale comprensione dei lineamenti del Tempo. È come se lo stesso fosse ‘ciclico’, non scorre nella clessidra come una polvere, bensì di dissolve nelle artificiose acrobazie attribuite al progresso.

Sì siamo in grado di proporre il nostro e all’altrui volto riflesso nello specchio, ma questo non più una camera oscura ove contemplarlo al negativo come una sindone risorta per conferire mirabile aspirazione dell’Infinito e l’Anima che conferma la connessione con il Dio che l’ha creata; l’opera dalla camera oscura procede progressivamente al contrario e seppur le forme sembrano divenire sempre più nitide, in verità e per il vero, si instaura un rapporto di dissolvenza procedere contrario all’immaginazione; più l’immagine diviene meticolosa e precisa in ogni luogo ove catturata nei successivi pixel della sua interezza, minore sarà l’incapacità di renderla adeguata all’immaginazione.

Ovvero la capacità immaginativa e intellettuale del cervello viene completamente sostituita dall’occhio di Al in nome e per conto del progresso. Sarà Al che conferirà la capacità immaginativa ridistribuita nel corto circuito del mercato affidando come nei secoli che la precedono, ad una frammentazione in cui lo stimolo visivo avendo bisogno sempre di maggior imput al di fuori dall’intelletto cercherà ciò di cui pur inconsapevolmente ha dismesso a beneficio di un mercato che sarà in grado di gestire l’altrui intelletto.

Saremmo convinti di aver intelletto immaginativo solo e allorquando lo abbiamo completamento abdicato al progresso.

Anche nei secoli trascorsi dimorava il mercato dell’immaginazione e gli araldi della stessa regnavano incontrastati, eppure anche se affidata a maestri e artigiani della stessa con cui fissarla alla memoria e poi ad una tela, e disponendo di una insuperata capacità interpretativa, apportavano all’immaginazione per ciò cui ritratto simmetrico, sia alla capacità artigianale del maestro ancora ammirato, sia la capacità immaginativa che superava la soglia del profilo della cornice in cui il ritratto diviene visione arcana dell’infinito a cui affidato il nostro intelletto immaginativo.

Ancor oggi mi ripeto i musei sono colmi di ammiratori di questo universo, mentre l’immaginazione del progresso si dissolve su ugual ripetitore satellitare dello stesso essendo incapace di ugual ingegno immaginativo.

Tutto sarà conquistato e dissolto dall’arte del progresso ma senza mai aver capacità immaginativa abdicata ad una macchina – o meglio ad Al – e l’altrui meccanizzato intelletto che l’ha programmata; e fra un ‘programma’ e la capacità artistica della Natura da cui deriva crescita e forma, non certo regna un programmatore, un algoritmo, ma una diversa consapevolezza della forma a spirale da dove nata la nostra arte dall’altrui natura, sarebbe impossibile creare senza aver capacità simmetrica alla stesa.

Il programmatore si muove su un concetto evolutivo affine a Democritico, noi invece siamo fermi alla natura degli Dei e a Lei ci ispiriamo e rimuoviamo tutto ciò che devia una certa ed impropria progressione non più evolutiva ma prometeica intellettiva, ovvero, ciò che ha carpito l’antico segreto per poi esser ridistribuito all’umano ingegno.

Quando gli dèi conservano il proprio segreto ogni sinfonia intellettiva èra possibile e concessa dagli stessi, vagavamo in quella sala ove il monolitico incompreso ci guarda e scorge mentre tendiamo le morenti membra al suo cospetto.  

Quando il nuovo Prometeo ha scoperto ogni segreto intellettivo sarà in grado di ridistribuirlo su un piano del tutto commerciale e intervenire al fattore immaginativo, ovvero di creare un perfetto meccanismo orwelliano ove sarà possibile intervenire alla soglia del sensibile, e questa la vera bestemmia del nostro secolo, la bestemmia luciferina destino della nuova frontiera della civiltà capitalistica che molti profeticamente avevano già intuito e a cui troppi si sono ispirati non per cercare di mantenere integra l’arte evolutiva bensì piegarla al mistero della verità per poi sovvertirla.

Questo il veleno – il potente veleno – del nuovo artifizio alchemico collettivo dell’algoritmo ad uso del tutto commerciale non più nel sociale ma isolare la gente credendo di liberarla dalla catena d’un improbabile medioevo. In realtà la nuova frontiera della conoscenza protesa fra un’onda e una particella ha ricreato l’alchimia e frontiera di una nuova dissolvenza immaginativa evolutiva, là ove inciampa la nostra ed ogni società la quale attribuisce all’artificiale ciò che non sarà più in grado, né di controllare ne programmare, secondo i canoni della vera e sana coscienza, ma la stessa sarà affidata, come giustamente definito da Orwell, una nuova e più schizofrenica ora del giorno e secolo di odio immaginativo.

QUIVI RAPPRESENTATI GLI IGNARI ADEPTI DEL DOMANI

Non più e solo due minuti ma tempi in abuso di accesso all’artificiale in cui riprogrammare quanto il programma della natura aveva creato su predisposizione dell’infinito dio a cui affidiamo la nostra più concreta appartenenza e discendenza genetica, e l’anima che a lui rivolge eterna preghiera.

Questo Golem è in grado di manipolare l’intelletto immaginativo con il velenoso inganno in cui credere nella capacità del sogno, in realtà non saremmo in grado di sognare e creare nessuna forma almeno che Al non voglia. Perché la capacità e presunta conoscenza di ogni singolo neurone è per lui una capacità gestionale del mondo intero, ha però trascurato la superiore natura del nostro dio e la natura a cui rivolgiamo la preghiera per ogni bosco e selva che come lupi lo meditiamo, la sua pecunia la più pericolosa, il suo gregge difetta di intelletto, la sua natura malata e pericolosa, è per questo che il buon dio ha creato il lupo…

[DAL DIARIO DI GIULIANO]

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